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Lecce-Riforma costituzionale:tagli alla democrazia

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LECCE 4.11.2016– “Si taglia sulla democrazia, non sui costi. E poi il bicameralismo non verrebbe affatto superato.
Si sarebbe potuto abolire direttamente il Senato e passare al monocameralismo”: queste alcune delle ragioni del “no” alla riforma costituzionale del coordinatore provinciale e dirigente nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Pierpaolo Signore.
 
“I ritardi causati dalle navette tra le due Camere sono una scusa clamorosa, si sono approvate in pochissimo tempo leggi che interessavano particolarmente da vicino il Governo. Il Senato non voterebbe più la fiducia al Governo, ma dovrebbe essere comunque consultato su materie vitali, come la legge di bilancio”, aggiunge.
 
Il procedimento legislativo, secondo Pierpaolo Signore, “si complicherebbe con gran confusione” e, per quanto concerne i costi, “verrebbero risparmiati solo 50 milioni di euro (diminuiscono i senatori ma la struttura del Senato rimane tale e quale) per ogni esercizio annuale, a fronte di una perdita consistente di pezzi di democrazia”, il cui funzionamento, spiega Signore, ha necessariamente dei costi sostenuti, su cui non si può tagliare. “Perché non si è proceduto – è il suo quesito – a tagliare il numero dei deputati, oggi ben 630?”. Inoltre, “non si spiega chiaramente che i senatori saranno ‘nominati’ tra sindaci e consiglieri regionali, che avranno comunque diritto a rimborsi spese e diarie per le trasferte e che verranno sottratti alle funzioni per cui sono stati eletti”.
 
Ulteriore argomentazione, anche i rappresentanti del nuovo Senato continuerebbero a godere dell’immunità, “il che potrebbe essere anche un modo per salvare da indagini e procedimenti giudiziari qualche amministratore locale, particolarmente vicino al premier o alla maggioranza del momento”.
 
Articolato il capitolo riguardante partecipazione e democrazia. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, “la volontà popolare, già abbastanza maltrattata dalle ultime leggi elettorali, dichiarate, oltretutto, incostituzionali dalla Suprema Corte, sarebbe ancora di più retrocessa. Per la richiesta di referendum abrogativo le firme richieste aumenterebbero da 500 mila a 800 mila. E anche le firme per la richiesta di leggi di iniziativa popolare passerebbero da 50 mila a 150 mila. La nuova legge elettorale e la riforma costituzionale sono purtroppo connesse. Se al primo turno una lista supera il 40% e ottiene il premio di maggioranza, ok. Ma chi vince al ballottaggio, anche di un solo voto, governerebbe grazie ad un premio ‘di minoranza’, un fatto oltremodo pericoloso. In questo scenario premier e governo raggiungerebbero un livello di potere preoccupante. I controllati nominerebbero, direttamente o indirettamente, i loro controllori, ovvero i membri della Corte Costituzionale e del Csm. Oltretutto sarebbe prevista l’approvazione a data certa dei disegni di legge governativi, mentre questa ‘corsia preferenziale’ non sarebbe contemplata per le leggi di iniziativa parlamentare. Così il governo monopolizzerebbe l’attività legislativa del Parlamento”.
 
Per quanto concerne il Titolo V, “non ho mai visto di buon grado – afferma Signore – la riforma del 2001 sul federalismo, quella attuale, però, propone una soluzione peggiore, mettendo tutte le Regioni sullo stesso piano. Il disegno complessivo è di favorire un governo centrale più snello per assumere le decisioni strategiche a danno della volontà dei territori e delle minoranze. Con l’abolizione delle materie concorrenti, però, aumenteranno i ricorsi tra Stato e Regioni”. C’è poi pure una valutazione negativa sul metodo: “La nostra Costituzione non è intoccabile e, probabilmente, andrebbe ritoccata. Ma modificare ben 47 articoli della Carta, e in un colpo solo, a maggioranza di un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, deve allarmare non poco chi crede nei valori della democrazia”.
 
Il fronte del “no” è ampio e trasversale. “Se tanti esponenti di ogni parte politica e, soprattutto, se tantissimi costituzionalisti prendono una posizione netta contro questa riforma pasticciata, voluta da Renzi e scritta sotto dettatura dei poteri economici e finanziari mondiali, un motivo serio e reale ci sarà”, afferma Signore. Quanto al fatto che il 4 dicembre, secondo Renzi e i suoi, rappresenta una specie di “ultima chiamata” per le riforme, “il voto dei liberi cittadini non può sottostare a ricatti o a strumentalizzazioni”, chiarisce Signore. Che conclude ricordando come, nel frattempo, “i tanti problemi reali del Paese vengono trascurati da chi ha interesse solo a mantenere posizioni personali di vantaggio”.
 
 

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